Prolog italienisch

„La porta sulla vita“ Prologo

Vorrei premettere quanto segue:
Esistono una serie di parole per indicare l’apparato genitale femminile: vagina, perineo, vulva, yoni, fica, passera e molte altre ancora. Parlando con altre donne, emerse il fatto che alcune di loro avevano inventato altre parole, perché quelle utilizzate normalmente sembravano loro inadeguate. Infatti, molte donne non si sentivano a proprio agio nel parlare dei loro genitali utilizzando termini che richiamavano associazioni mentali inopportune, scurrili o spiacevoli.
Ho scelto il termine yoni* perché personalmente lo trovo simpatico e perché richiama un’antica tradizione, nella quale i genitali femminili venivano considerati sacri, tradizione a cui desidero far riferimento il più spesso possibile.


Perché ho lavorato a questo libro…
Scopo di questo libro è rendere possibile ad un vasto pubblico un altro modo di considerare i genitali femminili (la vagina, la yoni), lontano da rappresentazioni di carattere pornografico, medico, religioso, violento o avvilente. 
Questo lavoro è stato possibile con l’aiuto di fotografie, fotomontaggi e includendo immagini creative e artistiche tratte dal mondo della natura e della pittura, oltre che utilizzando altri metodi grafici.
Ciò permette di mostrare la bellezza, la molteplicità e l’unicità della yoni. La grandiosità della creazione e il rispetto per il miracolo della vita rappresentano lo sfondo di questo libro.
Questo progetto ha lo scopo di aiutare le donne nel processo del ritrovamento e della conoscenza di sé.
Invitiamo gli uomini a sfogliare questo libro con uno sguardo aperto e pieno di rispetto e a sfruttare la possibilità data loro da questo tipo di rappresentazioni di poter osservare le immagini liberi da giudizi di valore e con curiosità. Si tratta di un’occasione di guardare senza scopi e con calma. Ne deriva un luogo ove osservare con altri occhi questa parte misteriosa e nascosta del corpo femminile, la yoni, e di sfuggire alla tendenza sociale alla segretezza, alla perversione e all’istupidimento.
Anche i ragazzi e gli adolescenti devono avere la possibilità di vedere e capire attraverso queste immagini. Non si tratta di ricadere nella solita vecchia battaglia della lotta tra i sessi, come tante generazioni precedenti. E’ un modo di evitare sensi di colpa causati da un tentativo di scoperta solitario, nutrito dall’insicurezza e dai tabù.

Com’è cominciato tutto…
Iniziò tutto ai tempi della mia adolescenza, quando la mia yoni iniziò a cambiare ed io ad osservare questo processo con terrore. Dopo che la pelle era diventata più scura e si erano formati degli strani lobi irregolari, ero piuttosto certa che qualcosa non era a posto. In quel periodo non c’era nessuno che mi potesse spiegare come si modifica la vagina quando una ragazza diventa donna. Il fatto che vi crescessero dei peli e iniziasse il ciclo mestruale mi era noto. Ma che il mio corpo assumesse una forma diversa nella zona dell’inguine mi aveva spaventata molto.
Allora sentii il desiderio di guardare la yoni delle altre donne, per vedere che aspetto avevano le altre “là sotto”. Come sono fatte le bambine si vede sempre, perché i bimbi girano nudi in modo naturale, non hanno peli o vergogna che coprono e nascondono questa zona. Avrei voluto tornare ad avere quella piccola “pagnottina”, che constava di due grossi lobi e che mi era nota e familiare. Ma nel frattempo nella mia zona inguinale si erano formati dei lobi rugosi e scuri. Per fortuna che insieme ad essi erano cresciuti anche i peli, così nessuno poteva vederli.
Dopo un po’ di tempo mi sono abituata al fatto che fosse così, ma non ero serena e non mi sentivo proprio tranquilla, oltre a non trovare comunque bella la mia yoni.

Cosa mi preoccupava…
Mi fece pensare il fatto che gli uomini conoscessero meglio delle donne stesse la molteplicità, la forma e la natura della yoni.
Mi chiesi perché questa parte del corpo era considerata tabù a tal punto. Dal momento che sono cresciuta nella Germania dell’est non avevo mai visto rappresentazioni pornografiche, ma più che altro mediche, che però mostravano disegni che assomigliavano di più alla “pagnottina” che non a ciò che si era sviluppato nel mio inguine. 
Il nudismo da noi era piuttosto normale, ma anche lì si potevano vedere solo triangoli ricoperti di peli. Inoltre mi resi conto che nessuna donna si sdraia a gambe aperte sulla spiaggia, come fanno tanti uomini.
Nel corso della mia vita ho scoperto da sola che il mio corpo era assolutamente normale. Ma non è stato facile giungere a questa conclusione e ho sentito sempre più spesso il desiderio che questo “mistero” relativo alla yoni potesse essere svelato.
Ai nostri tempi, in cui è diventato scontato occuparsi del proprio corpo, prendere anticoncezionali, andare dal ginecologo, ecc., non può essere vero che le donne non sappiano che aspetto possano avere le yoni e come la natura differenzi questa parte del corpo, che ha un ruolo centrale nella storia dell’umanità. Abbiamo sviluppato apparecchiature molto sensibili per spingerci negli angoli più nascosti all’interno del nostro corpo con telecamere e per osservarlo su uno schermo, ma l’apparato genitale femminile è rimasto un tabù.
Ho chiamato questo libro “La porta sulla vita” perché ogni uomo che cammini sulla terra (eccetto quelli nati mediante taglio cesareo) è venuto al mondo attraverso la yoni, questa parte del corpo nascosta e spesso ricoperta di vergogna e scandalo.

Come ho concretizzato il mio progetto…
Più tardi, quando decisi di costruire con alcuni amici un progetto comune, per vivere e lavorare insieme ad altre persone, mi confrontai nuovamente con queste problematiche, dal momento che constatai con molte altre donne che non ero l’unica ad avere insicurezze, dubbi e domande in proposito. Nelle tavole rotonde femminili emersero temi simili ed incontrai sempre più spesso altre donne che avevano lottato per metà della loro vita contro complessi, paure e vergogna a causa dell’ignoranza sulla natura della loro yoni. Ci furono alcuni incontri con altre donne e conferenze sulla femminilità, che si occupavano anche del tema dell’inguine e della yoni. Lì constatai che ci sono molte donne che hanno un desiderio di maggiore trasparenza, che sono pronte ad occuparsene e a cercare dove e come possano informarsi in proposito. Alcune, in mancanza di alternative, hanno cercato di informarsi utilizzando materiale pornografico. Per molte di loro, tuttavia, questo risultava spiacevole, dal momento che l’analisi della loro yoni non riguardava principalmente la sessualità, quanto più la conoscenza di una parte del proprio corpo, che la donna desiderava poter osservare e studiare con disinvoltura. 
Nel 2006 improvvisamente divenne per me chiaro, quasi come in un sogno ad occhi aperti, che avrei lavorato a questo libro, che aspetto avrebbe dovuto avere e come lo avrei dovuto presentare al pubblico. Mi resi conto improvvisamente di avere tutti i requisiti per pubblicare da sola il libro, che avevo sempre pensato che dovesse esistere. Le mie idee erano così chiare e forti, che mi misi al lavoro il giorno dopo. Feci ricerche, contattai librerie e donne che tenevano corsi, amiche ed amici e appurai che la risonanza era grande, che le persone erano curiose ed interessate e che sicuramente il mio libro sarebbe stato venduto bene, dal momento che finora non esiste niente di simile sul mercato. Allora decisi di iniziare il mio lavoro. 
Presto mi fu chiaro che il compito più difficile era proprio quello di fotografare le yoni. Le foto della natura, l’impostazione del libro, la produzione, la vendita erano, al contrario, temi per i quali non avevo nessun problema e nessuna difficoltà. Grazie alla mia attività pluriennale come grafica e la mia passione per i fotomontaggi e la rielaborazione digitale delle immagini ero semplicemente entusiasta di poter lavorare a questo progetto. Sentii il desiderio di fondare una casa editrice mia, per poter impostare le vendite in maniera completamente indipendente, come desideravo. Dal momento che ho esperienza anche nell’ambito editoriale, anche questo lavoro non mi risultava estraneo, ma avvincente e piacevole.

Come sono state fatte le fotografie delle yoni…
Ma come posso ottenere delle foto delle yoni? Volevo assolutamente essere io a scattare le fotografie, questo per me era chiaro. All’inizio pensai che avrei potuto avere buone possibilità di ottenere delle foto grazie ai numerosi corsi che trattano di tematiche femminili. Presi contatto con coloro che li tenevano, ma presto capii che, per diversi motivi, questa via non mi avrebbe condotto molto lontano. Per me era chiaro che avrei voluto fotografare un gran numero, magari anche 100 donne diverse, per poter mostrare così la molteplicità. Mi immaginavo una specie di aula per i corsi e un’atmosfera, in cui molte donne dapprima discutevano di questo tema e poi erano disponibili a farsi fotografare. Ma non mi era chiaro come avrei potuto realizzare questo progetto.
E’ stato un lungo processo a mostrarmi quanto erano ancora grandi le mie inibizioni, nonostante la mia conoscenza dell’argomento. Semplicemente non avevo il coraggio di fotografare la parte più intima delle donne… non sapevo come avrei potuto fare per evitare che la situazione diventasse invadente, oscena, superficiale o spiacevole.
Accaddero poi alcuni eventi nella mia vita che fecero sì che la mia chiarezza mentale si unisse ai miei sentimenti ed ebbi la sensazione di voler creare ed offrire personalmente uno spazio per eseguire le fotografie, dove poter invitare le donne.
Alle donne che desideravano informarsi in maniera più approfondita su quest’argomento, offrivo un programma giornaliero, comprensivo di sauna, ballo, tavole rotonde, body-art, meditazione, massaggi, piatti squisiti e lunghe conversazioni. Parallelamente avevamo anche programmi serali di carattere più leggero, offerti principalmente alle donne alle quali queste tematiche erano già familiari. C’erano anche delle donne che preferivano essere fotografate singolarmente, poiché non si sentivano a loro agio nell’atmosfera di gruppo.
E così hanno avuto origine le foto. Per cinque mesi ho organizzato sedute, cucinato, preparato torte e insalate… Le donne provenivano soprattutto dalla regione dello Fläming e da Berlino e dintorni.
Per me è stato un lavoro molto entusiasmante, che non sarebbe stato possibile senza l’interesse delle donne stesse per l’argomento.
Creammo uno spazio sperimentale, confortevole e aperto, ogni volta nuovo e diverso a seconda dei diversi temi proposti dalle donne presenti. Uno dei temi d’indagine è stato, per esempio, come si modifica l’aspetto della yoni durante l’eccitazione sessuale. Prima abbiamo fatto delle fotografie allo “stato normale”, abbiamo guardato per dieci minuti un film erotico oppure una donna massaggiava la yoni e poi io scattavo altre fotografie. I cambiamenti a volte erano molto evidenti e sbalorditivi. Altrettanto interessante era il tema dell’“apertura”; ci siamo, infatti, rese conto che in donne diverse è molto differente quanto la yoni è “chiusa” o “aperta” in maniera evidente. Nelle tavole rotonde abbiamo parlato delle nostre esperienze e sensazioni su questo tema e su altri, cosicché si è creata un’atmosfera di fiducia, che ha consentito di ottenere delle ottime fotografie, frutto di creatività ed emancipazione.
Ringrazio tutte le donne per la loro fiducia e apertura mentale, per la curiosità e per i numerosi temi che abbiamo fatto emergere e vissuto.
In totale ho fotografato 65 donne, in un’età compresa tra i 18 ed i 75 anni e ho scattato più di 1000 fotografie. Parallelamente ho fotografato quei luoghi nella natura che per forma o colore mi facevano pensare alle yoni. Alcune fotografie inerenti il mondo della natura sono state scattate da miei amici e conoscenti.

Che cosa mi ha toccato profondamente…
Il lavoro a questo libro ha causato alcuni scossoni anche nella mia vita privata, dato che per me non è stato semplice, per esempio, raccontare ai miei genitori a che tipo di progetto stessi lavorando.
All’inizio mi scontrai con un mare d’incomprensione, che si accompagnava ad una tolleranza piena d’amore. Tuttavia potevo percepire quanto il tema della “yoni” fosse imbarazzante per i miei genitori.
Improvvisamente mi resi conto di quanto fosse complessa la situazione in cui mi trovavo, dal momento che il mio grande desiderio che questo libro raggiungesse un pubblico numeroso avrebbe messo i miei genitori profondamente a disagio. Quest’idea pesava gravemente sulla mia coscienza e per questo mi chiesi se fosse il caso di fare loro tutto ciò. 
Ecco perché mi sono commossa ancor di più il giorno in cui la mia mamma, dopo un certo periodo e numerosi dialoghi molto emancipati, mi ha permesso di fotografare anche la mia “porta sulla vita”, la sua yoni. In questo contesto vorrei ringraziare anche mia zia Else, che, dopo un incontro in famiglia nel quale io avevo parlato ai miei parenti del mio lavoro, ha avuto il coraggio e la lucidità di lasciarmi fotografare anche la sua yoni per il mio libro. Questo fu per me un vero e proprio regalo, perché so che questo tema rappresentava ancor più un tabù nella generazione che attualmente si aggira attorno ai 70 anni, e per questo stimo molto mia zia, per il modo diretto e senza complicazioni con il quale ha affrontato la questione.
Mio padre, dopo aver letto il prologo per la prima volta, ha cambiato il suo atteggiamento nei confronti di questo tema e questo ha alleviato molto sia me che la mia mamma.
Una donna di Berlino mi ha commossa molto con la sua storia: lei era nata con il corpo di un uomo e all’età di 22 anni aveva deciso di cambiare sesso chirurgicamente, altrimenti non le sarebbe stata possibile una vita da donna nella nostra società. Anche se la sua yoni rappresenta un “prodotto” artificiale, ho deciso di darle comunque spazio in questo libro, dal momento che mi è capitato raramente di vedere una donna che fosse così orgogliosa e felice della propria yoni e avesse un rapporto così consapevole e affettuoso con essa.

Cosa ho osservato durante il mio lavoro…
Nel corso del mio lavoro sono stata spesso testimone del fatto che questa tematica provocava delle emozioni interne molto forti, sia alle donne che agli uomini che si confrontavano con esso. Dallo sdegno all’entusiasmo, dall’incertezza, il restare senza parole, la vergogna e il malessere al senso di liberazione. Molte persone hanno cambiato sensibilmente il loro modo di accostarsi al tema “genitali femminili”, dal momento che hanno avuto per la prima volta la possibilità di confrontarsi con esso in un modo molto diverso.
E’ interessante osservare che ci sono state pochissime persone che hanno percepito queste fotografie come erotiche. Per la maggior parte si trattava di una mescolanza di stupore, vergogna, spavento e curiosità.
Veramente pochi uomini sono stati in grado di riconoscere la fotografia della yoni della propria partner tra tre o quattro fotografie di altre donne, il che è piuttosto comprensibile, dal momento che il nostro sguardo non corrisponde esattamente a ciò che si vede attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica. 
Queste esperienze mi hanno rivelato che sia le donne che gli uomini, che prima di allora non si erano mai confrontati in questo modo con il tema della yoni, avevano difficoltà nel restare rilassati osservando gli ingrandimenti fotografici delle yoni. Le reazioni erano spesso molto diverse e per me fu chiaro che è comunque difficile invitare le persone ad osservare con una serena curiosità questo tipo di immagini. Ecco perché nelle prime pagine ho deciso di abituare in modo attento, creativo, divertente e affascinante l’osservatore, il suo sguardo e la sua mente alla vista di una yoni, prima di giungere alle immagini più chiare e concrete. 
Questo libro tocca con queste tematiche aspetti differenti e pertanto non può che essere un invito a fare un primo passo e a osservare in modo diverso. Le emozioni e i pensieri che emergeranno in ogni persona saranno molto diversi a seconda della loro formazione culturale, religiosa e familiare. Mi auguro che questo libro possa offrire all’osservatrice e all’osservatore la possibilità, a prescindere dalla loro formazione e dai punti di vista, di avere un atteggiamento naturale e tenero nei confronti dell’apparato genitale femminile, la yoni.

* Il termine yoni deriva dal sanscrito e designa gli organi genitali femminili; è utilizzato soprattutto nell’ambito del tantra.